Quando è nata Trivioquadrivio, ventidue anni fa, il posto in banca veniva considerato una garanzia. Chiunque avesse ambito a una carriera sicura, al riparo dai rovesci temporanei dell’economia, si sarebbe potuto rivolgere con fiducia al servizio assunzioni di un qualsiasi istituto di credito e, con un po’ di fortuna, si sarebbe garantito un impiego di tutto rispetto, vita natural durante. Scatti di carriera automatici, nessuna preoccupazione per il futuro, accesso al credito e massima sicurezza.

Poi, qualcosa è andato storto. Dieci anni fa, la crisi finanziaria globale ha travolto le certezze degli esperti e ha imposto all’attenzione di tutti un fenomeno che gli scienziati conoscevano da tempo, la complessità. La relazione causa-effetto si è dissolta: le procedure e i mansionari, che prima garantivano gli ottenimenti previsti, hanno cessato di offrire qualsivoglia garanzia. Nel frattempo, tutti i processi passibili di automazione sono stati automatizzati, facilitando i rapporti con la clientela ma erodendo significativamente i margini degli istituti.

Come si produce valore per la banca, in un contesto nel quale la burocrazia (capacità previsionale e affidabilità del modelli matematici) lascia il posto alla zainocrazia (volatilità dei mercati e complessità del contesto)? Quali caratteristiche deve assumere l’organizzazione finanziaria che intende fare soldi con l’ambiguità intrinseca dei mercati, anziché limitarsi a ridurre i costi licenziando il personale? Per la banca che intenda fare leva sulle persone per vincere nella competizione imminente, è più importante raccontare (Trivium) o contare (Quadrivium)?
Noi crediamo sia necessario presidiare entrambe le direzioni (Trivio+Quadrivio), con l’opportuna cura.