Il supporto della consulenza alle imprese che intendono cambiare dovrebbe sempre muovere da una corposa batteria di domande, propedeutiche a qualsiasi suggerimento operativo.

Perché s’intende cambiare? Quale modello aziendale ha ispirato il cambiamento? Si vuole cambiare perché si è orecchiata la necessità di procedere in direzione della rivoluzione più acclamata (oggi quella digitale, qualche anno fa le comunità di pratica, ancora prima l’ufficio paperless)? Oppure s’insegue il cambiamento perché si vorrebbero ottenere immediate riduzioni dei costi e simultanei ispessimenti dei profitti? E ancora: quale effettivo allineamento esiste tra i leader che operano in azienda? Quale capacità di orientamento rispetto alla visione dei vertici è posseduta dai collaboratori, coloro senza il fattivo contributo dei quali, qualsiasi processo di change management è destinato ad arenarsi?

Da ventidue anni Trivioquadrivio si serve della preziosa e delicata arte del domandare per aiutare i propri committenti a comprendere la fondamentale differenza tra un modello organizzativo ideale e uno schema di azione adatto agli scopi dell’impresa. Cambiamento significa adattamento; se significa qualcos’altro, significa fallimento. Gli organismi che non si adattano con l’opportuna rapidità alle mutazioni incessanti dell’ambiente esterno sono destinati a una rapida fine.

Similmente, le organizzazioni che inseguono modelli organizzativi alla moda potrebbero avere fortuna, per qualche tempo; oppure non avere il tempo di accorgersi che la moda, di frequente, impone stili poco adatti allo stile della casa. Come amiamo ripetere ai nostri clienti, tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni sono utili (George Box).

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