Si fonda un’impresa, si dedica la vita a un progetto imprenditoriale, si ha successo. Dopo molti anni di impegno e sacrifici, si osservano con orgoglio i risultati del proprio operato e ci si trova a fare i conti con la domanda più ingombrante: che fine farà la mia impresa quando io non avrò più la forza o la voglia di occuparmene?

Non c’è niente di più distante dalla mentalità delle start up, aziende spesso avviate da imprenditori improvvisati e finanziate da avventurieri danarosi, al solo scopo di essere rivendute a chi sa offrire il moltiplicatore più allettante. Per fortuna l’Italia è costellata di numerosissime micro, piccole e medie imprese che sono state sognate e realizzare da persone animate dal desiderio di valore più che dalla brama di profitto. Imprenditori veri.

Come fare, adesso, a fare entrare le seconde generazioni nell’impresa, cercando di capire se ce la faranno, cercando di evitare i danni che simili inserimenti spesso procurano? Come si ottiene la sutura tra le generazioni senza compromettere il delicatissimo equilibrio che ha garantito il successo di un’impresa, spesso cresciuta in completa assenza di standard organizzativi? Qual è il modello collaborativo che è necessario adottare per trasformare il dialogo tra generazioni differenti nel nuovo motore dell’impresa?

In Trivioquadrivio, nel corso dei nostri ventidue anni di attività, abbiamo aiutato numerose imprese familiari ad attivare e presidiare questo dialogo inter-generazionale. E abbiamo capito che si tratta di un dialogo difficile e promettente, tanto impegnativo quanto ricco. Più che di modelli, questo dialogo ha bisogno di cura, di uno sguardo esterno allenato a riconoscere le dinamiche organizzative e di un percorso di apprendimento che orienti l’organizzazione al rinnovamento di quei fattori che hanno fatto il successo dell’impresa.