Pochi anni fa, il più autorevole quotidiano italiano di economia segnalava che nel nostro paese vengono scritte ogni giorno 21 pagine di nuovi provvedimenti normativi. Si tratta di un gigantesco cumulo di leggi e decreti, regionali e nazionali, che pone l’Italia tra i paesi più normati al mondo. Come è noto, questa ciclopica produzione di vincoli legali non ci rende virtuosi. Deteniamo infatti un altro record, di cui andare meno fieri: tra le nazioni europee siamo tra quelle dove è più forte la corruzione percepita, oscilliamo tra il penultimo e i terzultimo posto tra i paesi analizzati da Transparency International.

Assumere un grande numero di provvedimenti burocratici non ci pone al riparo dal malaffare – per la verità, quel che è accaduto in Italia dalla stagione di Mani Pulite a oggi, sembra confermare il contrario: più numerose e articolate sono le leggi, più ampio il dilagare della corruzione.

Pochi mesi fa, lo scandalo di Cambridge Analytica ha indotto le autorità internazionali ad assumere seri provvedimenti in materia di privacy. Sono cambiate le regole d’ingaggio; non è cambiata la sensazione che noi tutti nutriamo da tempo: gli studi legali delle imprese sembrano mettersi d’impegno per complicare la vita ai cittadini e per scoraggiare qualsiasi cliente volesse capire davvero le implicazioni concrete nascoste tra le righe dei documenti che viene invitato ad approvare.

E se l’ufficio legale diventasse invece il fattore critico di successo delle aziende che intendono aiutare i propri clienti a non sentirsi raggirati? Se i contratti fossero brevi e comprensibili? Se diventasse impossibile affidare la propria competitività alle scartoffie e alla burocrazia?

Insieme a Santiago Martin Caravaca, avvocato, abbiamo avviato una unità professionale dedicata alla umanizzazione delle pratiche legali, proprio per rispondere a queste domande. Benvenuti in Legal Human Centric.

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