È ampia ormai la schiera di imprenditori e manager che denunciano pubblicamente la propria allergia per le slide di Power Point. Recentemente Jeff Bezos ha vietato l’utilizzo delle slide all’interno degli executive meeting di Amozon, unendosi così ai colleghi di Google, Virgin e Tesla, per citare alcuni nomi altisonanti.

Il celebre programma di presentazione che ha compiuto in aprile 31 anni e che ci ha indotto a dotare di un proiettore ogni sala riunione, sconta quello che psicologi e cognitivisti sostengono da tempo: il cervello umano funziona per immagini seguendo una struttura che associa e ricorda le informazioni sotto forma di storie e narrazioni. Gli elenchi puntati non sono lo strumento più indicato per trasferire le informazioni all’interno di una riunione. La loro diffusione è principalmente legata alla facilità della loro compilazione.

Immagini e metafore sono invece gli elementi costitutivi di una forma comunicativa molto più efficace: esse hanno il potere di essere immediatamente comprensibili, risultano più vivide, richiamano la nostra attenzione e rimangono più a lungo nella nostra memoria.
Non solo. Quando usiamo le metafore non siamo vincolati a un’unica possibile interpretazione, non ci blocchiamo su un percorso stabilito una volta per tutte, ma disponiamo di uno spazio di fertile ambiguità che favorisce il dialogo e la generazione di un senso condiviso.

Le nostre riunioni hanno bisogno del potere generativo delle metafore che ci aiuti a condividere le informazioni e assumere decisioni secondo uno schema coerente con i nostri processi cognitivi. È per questo che in Trivioquadrivio lavoriamo allo sviluppo di metodologie di facilitazione e approcci metaforici. LEGO® SERIOUS PLAY®, MAPPS e Jazz for Business sono tre strumenti organizzativi che si fondano sull’uso delle metafore e trasformano le tematiche di business in un racconto collettivo.

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