Guitar Zero (Penguin, 2012) è il nuovo testo di Gary Marcus, direttore del Center for Language and Music della New York University. Il titolo del libro si ispira alla popolare serie di videogiochi Guitar Hero, «divenuta famosa per l’utilizzo di una periferica a forma di chitarra, per simulare un musicista mentre suona musica rock, rappresentata sullo schermo da note colorate che corrispondono a dei pulsanti posti sul manico della chitarra» [Wikipedia]. Non ho avuto occasione di mettermi alla prova con questo gioco ma immagino possa essere divertente, soprattutto per chi non abbia mai preso in mano una chitarra, “suonare” Smoke on the water dei Deep Purple o Killing in the name dei Rage Against the Machine, brani must per qualsiasi amante del rock. Divertimento a parte, Guitar Hero offre spunti per una riflessione non banale su alcune dinamiche sociali. Per la precisione, un’analisi delle logiche base di questo software apre il campo a una lettura critica del modo oggi preponderante di guardare all’apprendimento.








