Se nel 1959 il Giuseppe Pontiggia di La morte in banca prendeva le mosse dal “sogno” del posto fisso per indagare i lati oscuri e le frustrazioni della vita del travet bancario, un libro dal medesimo titolo pubblicato oggi presenterebbe scenari ancora più inquietanti, non potendosi più ancorare in nessun modo a un mito di sicurezza e stabilità ormai tramontato.

A dieci anni dal collasso finanziario più grave dal dopoguerra, il bilancio delle banche italiane registra preoccupanti indicazioni rispetto all’occupazione: dal 2007 a oggi il tasso di impiego è diminuito del 13,5%, con un’attuale previsione per il prossimo quinquennio del -30%. Nel corso del solo 2017 sono stati chiusi 1.700 sportelli, dando lavoro a 13.500 persone in meno.

Sopravvivere in un simile scenario rappresenta un imperativo la cui gravità rischia di immobilizzare e confondere l’azione strategica. Per le banche più avvedute e coraggiose è evidente che è tanto necessario quanto urgente rimettere in discussione il proprio ruolo di servizio, costruendo nuove fondamenta per la cultura del settore creditizio.

Occorre supportare lo sviluppo di professionalità capaci di ridurre il peso del back-office e potenziare le competenze consulenziali di relazione con il cliente. Servono strumenti di ingaggio e responsabilizzazione da ancorare a nuovi modelli comportamentali costruiti in maniera inclusiva e bottom-up.

L’esperienza di Trivioquadrivio nel supportare la costruzione, diffusione e interpretazione pratica di modelli comportamentali che valorizzino l’ingegnosità collettiva dell’organizzazione è al servizio di tutte le banche che desiderano pensare il proprio futuro ripartendo dalla cultura.

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