Non è cosa nuova che le imprese aspirino, in un modo o nell’altro, a diventare più “smart”. Le più avvedute fra esse sanno bene che non si tratta tanto di definire una rotta per giungere a una destinazione predefinita, quanto di intraprendere un percorso di trasformazione destinato a non avere fine. La capacità di cambiare, cioè saper continuare a disimparare e imparare cose nuove è dunque fondamentale.

Ma essere smart oggi significa soprattutto saper rileggere i rapporti professionali all’insegna di rinnovata responsabilità e fiducia, conducendo l’azienda a generare maggior valore grazie a un coinvolgimento più dinamico, flessibile – e in definitiva libero – delle persone che vi lavorano. Riconsiderare i confini temporali del lavoro; alleggerire le strutture burocratiche e il carico di carta inutile; reinventare l’utilizzo di spazi e strumenti interni; valorizzare l’opportunità di lavorare anche fuori dall’ufficio, in mobilità e con maggior benessere: tutto questo è, oggi, smart.

È saggio diffidare di chi sostanzia il cambiamento smart in nuove sedi e arredi di lavoro, oppure in software o processi più agili e aggiornati. Quando il nuovo sta solo nello strumento, e non nel modo in cui esso viene utilizzato, poco o nulla può cambiare. È importante capire che a essere smart possono essere solo le persone, contribuendo in maniera sostanziale all’evoluzione organizzativa e abbracciando l’opportunità di diventare protagoniste del proprio percorso professionale come mai prima d’ora.

E dunque: come si fa a cambiare in ottica smart? Si tratta di una trasformazione alla portata di ogni azienda, a patto di praticarla tutti, insieme. Anzitutto, il cambiamento deve partire dal vertice dell’organizzazione e arrivare fino alla sua base, incidendo su ogni gruppo di lavoro. Per ottenere questo tipo di impatto bisogna agire sulla cultura, attivando conversazioni che rimettano in gioco le vecchie abitudini e dispongano alla co-costruzione delle nuove regole di collaborazione.

Il cambiamento smart può dunque essere costruito solo grazie un percorso, sintetizzabile in questi termini:
– prendere le mosse da una visione chiara;
– raccontare i valori e i comportamenti attesi;
– accogliere le aspettative e le perplessità;
– sostenere lo sviluppo delle nuove competenze;
– facilitare l’appropriazione del nuovo a livello capillare;
– accompagnare il cambiamento giorno dopo giorno, osservandone con attenzione i risultati (e senza mai illudersi di essere “arrivati”).

È così che in Trivioquadrivio interpretiamo il change management al servizio del lavoro smart. Se alla vostra azienda interessa intraprendere un simile percorso, siamo pronti a candidarci come fidati compagni di viaggio.