Ascoltare per pianificare meglio

In questi giorni che attendono la nostra ripartenza ritroviamo sulle scrivanie numerosi progetti rimasti in stand-by, istanze di cambiamento, più o meno rivoluzionarie, e nuovi orizzonti da esplorare. Per ripartire con il piede giusto è necessario accertarci che gli strumenti di cui disponiamo siano adatti a riprendere la rotta nel contesto attuale.

Forse per la prima volta nella storia recente abbiamo, in modo tanto diretto e diffuso, fatto esperienza di quello che nella teoria viene descritto come un mondo VUCA, l’acronimo inglese che indica un contesto volatile, incerto (uncertain), complesso e ambiguo. Per ripristinare rapidamente la propria competitività le imprese necessitano di strumenti organizzativi in grado di rispondere alle sfide di queste caratteristiche del panorama economico. A partire dalla necessità di evitare il disorientamento avvertito dai loro addetti a causa dalle recenti radicali trasformazioni dell’ambito professionale.

Per ri-orientare le attività e il ritmo del lavoro di un team non sembra una buona idea quella di tornare a strumenti di pianificazione troppo rigidi che, chiamati ad agire in uno scenario tutt’altro che lineare e prevedibile, già da qualche tempo mostravano i propri limiti.

In questo contesto in cui la strada prende forma man mano che la percorriamo, pianificazione ed esecuzione si muovono insieme, rendendo inadeguata la più radicale delle divisioni del lavoro, quella tra chi decide e chi esegue. Difficile quindi ricorrere a modelli e soluzioni del passato, ci servono piuttosto strumenti che permettono di interpretare la situazione e adattare con intelligenza e creatività le soluzioni alle circostanze. Più che di indicazioni puntuali ed esaustive, per altro esaurite al momento, necessitiamo di uno spazio di dialogo che permetta di integrare i diversi punti di vista e definire una strategia la cui garanzia non è data dall’accuratezza del piano, quanto dalla responsabilità delle persone che lo disegnano.

In questa situazione in cui siamo chiamati a pre-occuparci dell’imprevedibile, per pianificare dobbiamo imparare ad ascoltare. Ascoltare per raccogliere le informazioni, ascoltare per valorizzare il contributo di chi ci circonda, ascoltare per articolare una risposta efficace perché condivisa.

Tutto questo è più facile se si è in grado di tenere molto vicini, sullo stesso piano, visione d’insieme e analisi di dettaglio, strategia e operatività. Per costruire e condividere un’immagine all’interno della quale ogni persona possa riconoscersi, appropriandosi del senso del proprio agire e in funzione di tale padronanza offrire un contributo compiuto e responsabile nei confronti del progetto su cui lavora.

La crisi che ha interrotto tanto bruscamente molte inerzie, abitudini e schemi di lavoro può essere l’opportunità per aggiornare i propri modelli collaborativi al fine di renderli più congruenti con le condizioni di uno scenario che non accenna a farsi più semplice, quanto piuttosto interconnesso e in trasformazione. Non è il momento di ricorrere a strumenti del secolo scorso per rispondere a sfide dai ritmi e dalle ambizioni tanto differenti. È piuttosto l’occasione di lavorare sulla nostra capacità di ascolto, una delle abilità più preziose per pianificare nella complessità.

Dall’emporio

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