Collaborare è difficile ma meglio che competere

“Attraverso la creazione collettiva possiamo individuare soluzioni che nessuno di noi, singolarmente, avrebbe saputo riconoscere.” 

 

Queste ai manager meno giovani ricordano la formula originaria della economia della conoscenza: la quantità di intelligenza che si ottiene chiedendo ad un numero di parole persone di collaborare è superiore alla somma delle intelligenze individuali.

 

Queste parole ai manager meno giovani ricordano la formula originaria della economia della conoscenza: la quantità di intelligenza che si ottiene chiedendo ad un numero di persone di collaborare è superiore alla somma delle intelligenze individuali.

 


Possiamo dirlo anche in un altro modo: insieme siamo una potenza, da soli una pochezza. Ma le imprese non sono organizzate per sfruttare questa potenza. Costruite attorno al principio cardinale della divisione del lavoro, le imprese hanno separato le persone, assegnando compiti individuali e disegnando percorsi di carriera che premiano l’ “io” e penalizzano il “noi”. In uno scenario economico caratterizzato dall’abbondanza si è potuto lungamente procedere in questo modo; la scarsità impone oggi scelte differenti.

 

L’esempio noto a tutti è Wikipedia. Frutto di una collaborazione spontanea tra milioni di persone, Wikipedia testimonia quali sono i risultati che la specie umana può raggiungere se asseconda la propria inclinazione cooperativa. L’impedimento che più di ogni altro ostacola la co-creazione è di origine culturale: a scuola ci è stato insegnato a diventare competitivi e abbiamo finito col credere che la cooperazione sia un’eccezione. Invece è la regola.

 

Le aziende che prima delle altre sapranno capire che cooperazione è più facile che competere si garantiranno un vantaggio determinante nel mercato dell’immediato futuro. Non è in gioco soltanto il ridisegno dei processi collaborativi interni, si tratta anche di coinvolgere clienti e detentori d’interesse in dinamiche co-creative che migliorano la qualità dei prodotti e dei servizi offerti.

 

Da: “Manuale illustrato di incompetenza manageriale”, L.Previ, 2015

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