Il vero smart working guarda oltre l’emergenza

Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 7 ottobre 2020 ha prorogato lo stato di emergenza in Italia fino al 31 gennaio 2021, superando la data precedentemente indicata del 15 ottobre. Oltre alle più concrete e stringenti ricadute di natura sanitaria, allungare il periodo di emergenza ha una valenza simbolica rispetto alla percezione di sicurezza e libertà di scelta che tocca ogni italiano. Se spostiamo lo sguardo dal cittadino all’azienda, sicurezza e libertà di scelta arrivano a riguardare anche il tema del smart working, la cui versione “semplificata” risulta a sua volta prorogata parallelamente allo stato di emergenza.

Dal punto di vista della sicurezza, il fatto che lo Stato agevoli il lavoro agile è sacrosanto e, indubbiamente, continuerà a portare un alto numero di aziende, incluse quelle tradizionalmente poco propense al lavoro a distanza, a introdurre misure che giovino ai propri collaboratori e aiutino a garantire maggiore sicurezza dal punto di vista sanitario. Per quanto riguarda la libertà di scelta, di fatto il lavoro agile continuerà per i più a non essere frutto di una decisione deliberata. La conseguenza più sottile della proroga dello stato di emergenza è quindi che moltissime aziende – per fortuna non tutte – continueranno a non essere invogliate a introdurre contratti di smart working in accordo con la Legge n. 81 del 2017, evitando così di prendere una posizione netta a riguardo.

Puntando al 31 gennaio si posticipa ulteriormente una scelta importante e, a causa del perpetrarsi dell’emergenza sanitaria, ormai urgente. La decisione di introdurre effettivi contratti di smart working rappresenta infatti uno spostamento da una posizione di reattività a una di propositività. Significa considerare le nuove modalità di coinvolgimento e collaborazione implicate dalla filosofia dello smart working (di cui, sempre bene ricordarlo, il lavoro agile è solo una parte) come una direzione di sviluppo strategico e non, come per i più a oggi è accaduto, una imposizione di contesto.

Trivioquadrivio ha avuto il piacere, ben prima dell’introduzione della Legge del 2017, di lavorare con aziende che hanno costruito una personale declinazione dello smart working senza potersi giovare di un supporto legislativo. È stato un periodo pionieristico, di cui è oggi prezioso evocare il deliberato spirito di scoperta. Per questo riteniamo doveroso spronare qualsiasi azienda abbia davvero a cuore sviluppo organizzativo e benessere delle persone a impegnarsi attivamente per costruire una visione, una cultura e una pratica dello smart working.

Le scelte aziendali di cui stiamo per essere testimoni renderanno percepibile un posizionamento bipartito fra chi sceglierà, rispetto all’evoluzione della cultura d’impresa, di guardare avanti oppure no. Questa differenza sarà a breve percepibile, crediamo, anche in termini di competitività sul mercato. Il campo è dunque aperto e il momento che viviamo – seppur purtroppo ancora di emergenza – è ricco e fertile per chi intende impegnarsi nel costruire il futuro del lavoro. Se vorrete dialogarne con noi, saremo felici di mettere a disposizione la nostra esperienza.

Dario Villa

Dall’emporio

Articoli recenti