La leadership delle complessità

Le organizzazioni si trasformano continuamente per adattarsi al contesto e continuare a servire lo scopo per il quale sono state disegnate. La recente popolarità della distanza, imposta dalle tristemente note condizioni di necessità, è un aspetto di un fenomeno trasformativo di più ampia portata. La riconfigurazione del paradigma lavorativo della presenza, reso possibile e favorito dall’evoluzione tecnologica si accompagna a altri due fenomeni che mettono in crisi i riferimenti tradizionali sulla base dei quali si è configurata l’organizzazione d’impresa moderna: l’aumento della complessità dello scenario economico e il cambiamento continuo e sistematico delle condizioni.

 

Queste tre caratteristiche del “nuovo” ambiente professionale, complessità, cambiamento e distanza, impongono di ripensare tre assunti di base su cui si fonda l’organizzazione del lavoro e il ruolo tradizionalmente assegnato al capo. Lavorare in un contesto sistematicamente interconnesso, in rapida e continua trasformazione, che prescinde dalla compresenza fisica dei colleghi, rende infatti più difficile realizzare le tre ambizioni cui è votata l’attività manageriale: l’ordine, la previsione e il controllo. 

 

Per preservare l’efficacia dell’azione collaborativa serve allora ripensare gli strumenti, pratiche e ruoli all’interno dell’organizzazione. In questo contesto coloro ai quali è assegnata la responsabilità di gestire un gruppo di lavoro si trovano a fronteggiare una profonda ambiguità: da una parte hanno il compito di indicare la rotta in uno scenario voltile e sfumato; dall’altra la responsabilità di abilitare l’esplorazione autonoma e valorizzare il contributo originale delle persone con cui lavorano. Questa apparente divergenza, se letta in modo statico, sotto l’egida di schemi adatti più al secolo scorso che al nostro, presenta al capo queste esigenze come alternative e promuove, nei fatti, la tentazione di accentramento e ripristino comune nei momenti di emergenza.

 

Per non sprecare invece il contributo ingegnoso delle persone necessario per rispondere alle sfide del contesto competitivo contemporaneo questa opposizione va interpretata come un processo dialettico, uno scambio continuo all’interno del gruppo fatto di continui adattamenti in cui a indicazioni chiare e essenziali rispetto agli obiettivi viene offerta dai colleghi una risposta autonoma e responsabile. 

 

Per alimentare questo flusso c’è bisogno di aggiornare le dinamiche che regolano la collaborazione sviluppando relazioni di fiducia e abilitando risposte responsabili, abbandonando un logoro controllo e non accontentandosi di una lasca esecuzione dei compiti: per legalizzare la complessità del suo nuovo ruolo, il capo bisogna deve sviluppare un’abilità da funambolo, capace di muoversi con destrezza tra le istanze divergenti, guidando il gruppo in un esercizio di esplorazione collettiva di un territorio sconosciuto sul è quello di un’organizzazione chiamata a reinventarsi continuamente.

Dall’emporio

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