Le capacità da allenare per abitare la complessità

La complessità non scompare solo perché la si nega. Essa rappresenta un inesplorato territorio di scoperta per le organizzazioni che intendono realmente abbracciare nuove prospettive di sviluppo. Con il nostro podcast, abbiamo offerto un decalogo, dieci attività da poter compiere per incominciare ad abitare la complessità vi trova molti riferimenti. Tra queste attività, quella dell’abilitare conversazioni fertili potrebbe sembrare la più semplice, eppure è tra le più abusate e meno comprese e praticate.

Allenare la capacità di conversare e le abilità necessarie a gestire la complessità sono al centro del nostro approccio Legalise Complexity, grazie al quale agiamo all’interno delle organizzazioni come un laboratorio di ingegnosità collettiva in grado di legalizzare e dunque rendere profittevole la complessità aziendale.

All’interno del numero 149 della rivista Persone e Conoscenze, viene raccontato un caso virtuoso di gestione delle sfide della complessità che l’azienda ManHandWork ha di recente sviluppato con Trivioquadrivio.

Ora i dipendenti sono circa un migliaio: quelli dedicati alle attività organizzative, contabili, di gestione del personale e comunicative sono raddoppiati in un anno (da 10 a 20). “Questo è stato, forse, il cambiamento più importante, perché eravamo abituati a gestire aumenti di personale operativo, ma il ‘cuore pensante’ dell’azienda non aveva mai subito variazioni così significative. Proprio il personale di queste direzioni, tuttavia, è fondamentale per la buona gestione di tutto il resto dell’azienda”, dice Marco Covarelli, Amministratore Delegato dell’azienda.

È così che MHW ha pensato di chiedere aiuto a Trivioquadrivio, azienda che opera nella consulenza strategica e nel Change management (“Ci hanno aiutato davvero tanto”, ammette il Presidente di MHW). Dapprima c’è stato un confronto sui valori e la visione aziendale con Presidente e Amministratore Delegato e, poi, è stata la volta del personale di concetto (i 20 dipendenti di cui si parlava in precedenza). “Hanno saputo cogliere bene i cosiddetti ‘valori non negoziabili’ dell’azienda, come il senso di appartenenza, la trasparenza, l’attenzione alle persone”, osserva Covarelli ricordando l’esperienza con la società di consulenza.

Da questo punto di partenza è stato costruito un percorso fatto di condivisione, buona comunicazione, sostegno reciproco: anche chi non era abituato a lavorare insieme è riuscito a trovare il giusto equilibrio. In questo contesto, MHW si è dotata anche di una carta dei valori, un vero e proprio codice etico come strumento di deontologia aziendale, finalizzato a formalizzare i principi e gli standard di comportamento in essere e a creare le condizioni per la corretta applicazione di politiche e procedure specifiche. L’attività formativa svolta con i 20 dipendenti si è sviluppata nella consapevolezza che la realtà aziendale è complessa, talvolta molto più di quanto non appaia a chi ha il potere di decidere. Oggi si va sempre di più verso una ricerca estrema della semplificazione in azienda. 

Dall’emporio