Molte diversità, molto ingegno

Quando l’ingegnosità può giovarsi dell’azione di un gruppo o di una comunità, essa diviene collettiva.

 

La moltiplicazione dei punti di vista moltiplica le opportunità di ottenere una bisociazione favorevole perché garantisce l’esplorazione di territori più ampi e la sperimentazione di un numero più alto di bisociazioni.

 

Naturalmente questo vantaggio ha un prezzo, che i manager conoscono molto bene: comporre le diversità in un unico armonico non è agevole e può anzi rivelarsi molto complicato. Questa è una delle ragioni che spingono molti manager ad alimentare il demone dell’autosufficienza: ”se voglio una cosa fatta bene me la faccio da me”.

 

Al contrario, l’ingegnosità collettiva prende vita nella rete delle relazioni interpersonali. È una corrente che si nutre della distanza e della differenza e che si alimenta di quella esuberanza degli sguardi che mette in difficoltà il pensiero unico. L’ingegnosità collettiva è irriverente, non si adatta alle determinazioni conosciute, cerca continuamente di contraddire quanto è risaputo. Si giova dei propri errori e non si smarrisce di fronte ai fallimenti.

 

Da: “Manuale illustrato di incompetenza manageriale”, L.Previ, 2015

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