Pensare con le mani: ecco perché oggi è più che mai importante

Negli ultimi mesi del 2003 il mio collega Leonardo Previ prese un volo per Billund, località danese nota ai più come “città della Lego®”. Qui tutto partì nel 1916, quando il falegname Ole Kirk Christiansen, rilevata una vecchia fabbrica di mobili, iniziò a produrre oggetti di uso quotidiano e giocattoli. La sua impresa prese il nome di Lego, crasi delle due parole danesi “leg” (giocare) e “godt” (bene). L’uso della plastica partì dalla fine degli anni ’40, con i primi “musten”, i mattoncini che avrebbero di lì a poco reso famosa l’azienda nel mondo e, soprattutto a partire dagli anni ’60 e ’70, associato il marchio Lego® alla crescita e all’apprendimento di generazioni e generazioni di persone, business che nel 2019 è valso all’azienda 5 miliardi di euro.

Ma torniamo a Leonardo e al 2003. All’epoca Lego® si trovava forse nel peggior momento della sua storia, con un deficit di quasi 200 milioni di euro sintomo di una crisi dovuta all’incertezza di fronte alla competizione dei giochi elettronici e ad alcune scelte non particolarmente felici (da cui negli anni successivi Lego si sarebbe smarcata grazie a fortunati accordi di merchandising e all’ingresso nel mondo cinematografico). Ma a Leonardo non interessava studiare i bilanci di Lego® o visitare il primo, celebre parco Legoland. Alloggiò per alcuni giorni all’hotel Lego per un motivo ben diverso, incentrato sì sui mattoncini Lego® e sul loro ruolo rispetto all’apprendimento, ma rivolto non ai bambini bensì agli adulti, con particolare attenzione per la collaborazione lavorativa.

A costruire una inedita relazione fra Lego® e business fu, alla fine degli anni ’90, un nucleo di ricerca dell’IMD (International Institute for Management Development) di Losanna, prestigiosa business school in cui si muovevano Johan Roos e Bart Victor, che nel 1998 pubblicarono un paper dal titolo “In search for original strategise: how about some serious play”. Il “gioco serio” cui facevano riferimento riguardava una potente attivazione delle dinamiche di pensiero e racconto basata sui principi del costruzionismo e costruttivismo (facenti capo rispettivamente agli studiosi di pedagogia e apprendimento Jean Piaget e Seymour Papert) e fondata sull’utilizzo di artefatti concreti per la rappresentazione e condivisione di idee e concetti, con un ruolo centrale della manualità legata alla loro realizzazione. L’intuizione dei due ricercatori ha fatto sì che il materiali di riferimento potessero in fretta diventare i mattoncini Lego® e così, in partnership con la società danese, è nata la metodologia Lego® Serious Play®, dal 2002 resa accessibile da Lego® a chi volesse apprenderla come strumento di facilitazione orientato alla collaborazione in contesti organizzativi.

Ecco che cosa era andato a fare Leonardo in Danimarca. Quando tornò mi disse: ora in Trivioquadrivio abbiamo uno strumento per aiutare i manager a pensare con le mani. A me, che ancora conservavo un diploma di “esperto Lego” conferitomi nel 1982 dal mio negozio di giocattoli di fiducia, la relazione fra aziende e mattoncini era poco chiara. Ancora non sapevo che di lì a qualche mese sarei a mia volta andato a Billund e che la nostra avventura con Lego® Serious Play® sarebbe diventata la più importante e longeva in Italia. Da allora a oggi abbiamo potuto svolgere, da pionieri, un ruolo di evangelizzatori del metodo nelle grandi aziende italiane e multinazionali, anche grazie a un costante impegno sulla ricerca, che ci ha per esempio portati a collaborare con l’Università della Svizzera italiana o con il progetto di educazione della comunità europea Edison Entrepreneurship e a una visibilità stampa di tutto rispetto. Maggiori dettagli sul lavoro di Trivioquadrivio sono facilmente reperibili nella pagina che Wikipedia dedica a Lego® Serious Play®, che fra le altre cose cita anche il libro del 2012 Lego Story, in cui gli autori Lindholm e Stokholm ripercorrono la storia dell’azienda danese e in cui Leonardo Previ racconta il nostro percorso con Lego® Serious Play®, usando come titolo proprio l’espressione “pensare con le mani” (peccato non averla mai registrata: un libretto del 2017 l’ha poi riutilizzata senza nemmeno citarci, ma questa è un altra storia).

Il nostro lavoro e impegno divulgativo ha registrato una importante svolta nel 2015, anno in cui abbiamo deciso, in seguito alla liberalizzazione dello strumento da parte di Lego® (Lego® Serious Play® è open source dal 2010) e dopo aver ricevuto numerose richieste da quanti ci conoscevano come gli “esperti Lego”, di mettere la nostra esperienza al servizio di chi fosse desideroso di apprendere la metodologia. È così nata una intensa attività train-the-trainer che, oggi confluita insieme alle altre pratiche formative legate a strumenti ingegnosi nella nostra HI!ACADEMY, ha aiutato più di 200 persone ad avvicinarsi a questo prezioso strumento di confronto.

Leggere gli andamenti e i pubblici di interesse di Lego® Serious Play® è un’operazione non sempre facile, ma sicuramente divertente. Negli anni siamo spesso rimasti sorpresi dai picchi di attrattività raggiunti in specifici momenti dalla metodologia, dal suo fascino su particolari, a volte inaspettati pubblici e dall’effetto novità che essa continua a generare, benché abbia ormai 20 anni di storia. Per noi che lo usiamo dal 2003 è uno strumento “classico”, ma per i tanti che lo scoprono oggi, magari proprio leggendo queste righe, risulta una scoperta affascinante, spesso in grado di cambiare completamente un personale approccio al confronto in contesti organizzativi. Nel suo unico modo di legare un riferimento al mondo dell’infanzia al mondo del lavoro adulto, Lego® Serious Play® aiuta a pensare con le mani perché è, come ci piace dire, un acceleratore delle dinamiche di pensiero, espressione, confronto e decisione. È un ausilio impagabile per pensare bene e generare soluzioni inedite per i temi quotidiani di ogni organizzazione.

Lego® Serious Play® fa sedere un piccolo di persone attorno a un tavolo, con qualche migliaio di mattoncini a disposizione, per sessioni di confronto in cui la prossimità e la dimensione spaziale e tridimensionale del lavoro risultano fondamentali. I modelli Lego® costruiti per rappresentare i temi organizzativi vengono guardati da più prospettive e ovviamente spostati, accostati, maneggiati costantemente. L’isolamento forzato delle scorse settimane ha reso giocoforza Lego® Serious Play® uno strumento poco compatibile con il lavoro a distanza cui siamo stati costretti. Per questo, forti dei presupposti che pratichiamo dal 2003, ci siamo inventati un nuovo strumento molto leggero che si chiama Bricks for Meetings e che intrattiene con Lego® Serious Play® una evidente parentela. Ma fortunatamente il mondo del lavoro si sta poco a poco riaprendo e a brevissimo sarà possibile tornare a pensare con le mani in presenza. Non vediamo l’ora e ci sembra particolarmente urgente farlo: in questo momento di necessari ripensamenti organizzativi, sia dal punto di vista strategico che operativo, è particolarmente importante uscire dagli schemi di pensiero abituali, utilizzare creatività ed emotività e un modo di ragionare democratico e inclusivo che favorisca la reale condivisione dei punti di vista e la successiva disposizione a praticare insieme con entusiasmo quanto deciso. In altre parole: per le aziende che stanno ripartendo, pensare con le mani è un aiuto ineguagliabile.

Contattaci per scoprire di più sui workshop Lego® Serious Play® che portiamo in azienda e, se intendi apprendere la metodologia, scopri la nostra attività di formazione facilitatori, in ripartenza dal 15 giugno.

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