Smart working per PMI: in dialogo con Sebastiano Zanolli

Dario Villa: Per aprire un dialogo sullo smart working, mi sembra d’obbligo partire da come la considerazione di questo tema è stata influenzata dagli eventi di contesto degli ultimi mesi. A tuo modo di vedere, qual è oggi lo stato delle cose? Che cosa ti colpisce maggiormente dell’attuale dibattito sullo smart working?

 

Sebastiano Zanolli: Penso che per molti si sia trattato del primo vero grande banco di prova. Non soltanto per gestire una nuova modalità da lavoro, cioè a distanza, ma anche per testare tutto ciò che riguarda le tematiche della fiducia, della leadership, del lavoro in team. Con le case che diventano il fulcro dell’attività lavorativa poi si è assistito a un’ulteriore complicazione: i figli, i partner, le distrazioni. Siamo passati velocemente dal “perché” – pur importante – al “come”. E questo per me è affascinante perché è a questo che ho sempre fatto attenzione. Per molti però, come detto, è come se in un attimo fosse stato dato l’ordine di chiudere i libri di teoria e confrontarsi con il mondo reale. 

DV: Di smart working mi occupo da diversi anni e continuo a confrontarmi con un’opinione generale che lo considera come “cosa” da grandi aziende. Per come io e i miei colleghi in Trivioquadrivio lo intendiamo, cioè come opportunità di sviluppo dell’ingegnosità collettiva dell’organizzazione, sono da sempre convinto che a potersene giovare possano anche essere, senza particolari investimenti economici o strutturali, le piccole e medie imprese, per cui può aprirsi l’opportunità di un significativo scarto nella cultura del lavoro. Qual è la tua opinione a riguardo?

 

SZ: Sono perfettamente d’accordo e mi auguro davvero che avvenga questo scarto. Da una parte mi sento fiducioso: nei momenti di difficoltà generalmente gli individui riescono a trovare energie inaspettate e talenti inespressi, e in questo noi italiani siamo, nel bene e nel male, maestri. D’altra parte però, penso ad esempio alle PMI che rappresentano l’economia italiana, vi sono dinamiche così complesse e variegate che, come sempre, sarebbe servita un’adeguata preparazione.

DV: Rispetto a quanto osservi, credo che una PMI possa giovarsi dello smart working soprattutto come “laboratorio” di costruzione di una cultura del lavoro maggiormente improntata a fiducia e responsabilità. Penso anche che il lavoro smart possa rappresentare una grande opportunità per sostenere le organizzazioni che intendono sviluppare una conduzione di impronta manageriale e compiere il passo da “impresa” ad “azienda”. Ti sembra un’ambizione sproporzionata?

 

SZ: No, anzi mi sembra davvero la via per forgiare organizzazioni che dipendano dalla struttura e dai processi più che dalla meteorologia aziendale quotidiana. Un laboratorio è un edificio o un locale attrezzato e dedicato allo studio di un determinato argomento, non necessariamente scientifico, e così dovrebbe essere l’ambiente. Ma ricercare costa tempo e denaro. Partire con le idee chiare mi sembra più assennato.

DV: Quanto ai temi di passaggio generazionale, così rilevanti per le PMI italiane, pensi che i principi dello smart working possano avere un ruolo positivo?

 

SZ: Penso che ci sia in questo senso un’opportunità. Da anni ormai parliamo della peculiarità di una società del lavoro composta da tre o anche quattro generazioni. E sappiamo invece molto bene che il passaggio generazionale è uno snodo cruciale, spesso vissuto male, senza preparazione e con insuccesso nel nostro Paese. Detto questo, i principi dello smart working e anche la maggiore elasticità digitale delle nuove generazioni potrebbero essere l’occasione per collaborare, guadagnare e concedere fiducia e preparare nel modo giusto il delicato momento del passaggio del testimone. Nuovi metodi abbisognano di nuove persone e questo è un momento che permette alle nuove generazioni di porsi come soluzione adatta per gestire processi nuovi senza sentirsi dire che non hanno abbastanza esperienza.

DV: Per concludere, alla luce della tua grande esperienza con aziende e imprenditori di ogni settore, qual è il principale suggerimento che in questo momento senti di dare alle piccole e medie imprese rispetto allo smart working?

 

SZ: Il mio consiglio è quello di iniziare, seriamente, a interessarsi e predisporre una cultura e un’impresa a prova di smart working. Perché anche se qualcuno potrebbe pensare di non esserne attratto o interessato, è evidente che ormai più che un’alternativa o di una novità, si tratti di una via sempre più necessaria e, in alcuni casi, come dimostra il Covid, anche l’unica percorribile. D’altra parte però, e qui mi riferisco agli “entusiasti”, suggerisco sempre di fare attenzione, ponderare, agire gradualmente e in modo oculato. Il rischio, che purtroppo ho avuto già modo di osservare in alcuni contesti, è quello ben sintetizzato nella celebre frase di Yogi Berra: stiamo andando forte ma non sappiamo bene dove.
Ecco il mio consiglio è di fare innanzitutto attenzione a dove si vuole arrivare.

 

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Smart working per PMI è un percorso di webinar on-line condotto da Sebastiano Zanolli e Dario Villa che esplorerà i principali temi del lavoro smart di interesse delle piccole e media imprese: comprendere le caratteristiche del vero smart working; esplorare i vantaggi per l’impresa; comprendere come ogni persona può diventare “smart”. Per scoprire le date, i contenuti di dettaglio e ogni informazione visita: http://smartworkingperpmi.com/

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