Sviluppare un pensiero inclusivo pensando con le mani

Una frase molto citata dell’antropologa Marianella Sclavi afferma: «Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca» (da: Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondadori, 2003). In ambito lavorativo e non solo, il territorio del dialogo è uno dei più soggetti alla fretta e alla semplificazione. Abbiamo spesso così fretta di concludere i nostri confronti che quel che sembra soprattutto interessarci non è tanto l’aver effettivamente raggiunto un accordo, ma il poter dichiarare quanto prima di averlo fatto. Il punto debole di questo approccio è, ovviamente, il lasciare spazio a fraintendimenti e “non detti” che nel tempo si svilupperanno fino a esplodere come conflitti.

Negli anni mi sono confrontato con diverse metodologie orientate alla facilitazione del dialogo e  alla gestione del conflitto, ma raramente ne ho incontrate di davvero efficaci nell’arginare la frettolosità e la tendenza semplificatoria di cui qui si è detto. Questo fino a che, nel 2003, non è arrivata in Trivioquadrivio Lego® Serious Play®. Vorrei spiegare con un semplice esempio perché questa metodologia di confronto si posiziona sopra innumerevoli altre rispetto alla sua efficacia. Se consideriamo una rappresentazione di intersezione di insiemi, visualizzeremo naturalmente l’area in cui gli insiemi si sovrappongono come quella del “comune”. Se immaginiamo che gli insiemi rappresentino diverse persone, l’area del comune è quella che contiene la medesima risposta a una domanda (per esempio: “Quale colore preferisci? Rosso”). Quanto resta fuori dall’area del comune è invece rappresentazione delle diverse risposte di cui persone altrettanto diverse possono essere portatrici (per esempio: “quale colore preferisci? Rosso, oppure blu, giallo e così via”). Ora: il nostro modo di confrontarci ragiona in base a un pericoloso presupposto di semplificazione, quello per cui giungere a far convergere sull’area del comune le nostre opinioni sia facile e rapido (nonché necessario). Lungi dal considerare l’approdo nell’area del comune come una circostanza eccezionale (quante volte vi è capitato di sentire dichiarare da più persone diverse un medesimo colore preferito?), ci si incaponisce ad arrivare là a tutti i costi. La cosa più grave è che questo non viene fatto solo istintivamente e nelle conversazioni meno strutturate, ma anche nei contesti lavorativi più importanti, magari utilizzando una blasonata metodologia di facilitazione che ci promette di fare esattamente ciò che la citazione iniziale di Marianella Sclavi vorrebbe scongiurare: arrivare in fretta a delle conclusioni. Questo modo di confrontarsi semplificante e compromissorio non può che generare falsi accordi e lasciare spazio, come già detto, a future problematiche.

È qui che si instaura l’approccio innovativo di Lego® Serious Play®: invece di puntare al “comune” (che giustamente considera come una eccezione alla regola), questa metodologia si orienta sempre al “condiviso”, cioè allo spazio di pensiero che contiene tutte le diverse risposte possibili a una medesima domanda. Per confrontarsi in maniera autentica è importante – per riferirsi di nuovo al citato esempio dei colori – che i membri di un gruppo si sentano liberi, senza il diktat del doversi per forza accordare in fretta, di far emerger l’intero spettro cromatico delle loro idee. Questo è l’unico modo per valorizzare l’opinione di tutti, in maniera inclusiva. Questo approccio generare un dialogo vero, onesto e per sua natura votato alla complessità. Una volta che le diversi idee sono sul tavolo, allora può iniziare il vero lavoro: chiedersi come tenerle insieme in un unico contesto di collaborazione. Questo obiettivo sarebbe del tutto irraggiungibile se le persone si fossero illuse di essere già d’accordo. Il comprendere e – grazie ai mattoncini di Lego® Serious Play® – vedere in tre dimensioni i punti di distanza, significa potersi chiedere onestamente se un avvicinamento è possibile e farsene carico con responsabilità. Ecco perché “pensare con le mani” è così efficace per generare un confronto democratico, inclusivo e trasparente, base per una efficace collaborazione dei lungo periodo.

Dario Villa

Dall’emporio

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